AL VOSTRO SERVIZIO

Sicuramente vi sarà capitato, almeno una volta nella vita in una particolare situazione, di desiderare o necessitare di una strada, un ponte...una casa!Da oggi il servizio della P.I.A. è disponibile in ogni momento per realizzare i vostri desideri, le vostre necessità creando all'istante, in qualsiasi luogo vi troviate, l'oggetto architettonico che più fa al caso vostro.

Pensieri spettinati

SPACCANAPOLI!



(09/11/2007 23:49)
"Si l'avimm' 'a fa', l'avimm' 'a fa' e si nun l'avimm' 'a fa', nun l'avim' 'a fa'. Ma si l'amma fa' e nun 'o vulimme fa', ch' amma fa'?". Un interrogativo che mi trapana il cervello dal ritorno da Napulè domenica mattina.
Tutto inizia mercoledì mattina scorso. La mia vita da pendolare  continua. Arrivato in Centrale, mi dispongo in una fila che dai due sportelli aperti (2 su 10) arrivava fin sotto le impalcature rosse dei lavori interminabili ("ma sono già a Napoli??"). Un ora per poter così finalmente convertire un bonus da 120 euro in biglietti per una chissà quale città d'Europa. Mi avvicino allo   sportellista, allungo il biglietto e..."non posso fare nulla se non ho una delega da parte di tuo padre e una copia della sua carta d'identità (il bonus era a nome suo)". Così disturbo mio padre in riunione, che fa ogni cosa e mi spedisce una mail. Dopo chilometri per la ricerca di un internet point, riuscito nell'impresa, torno in fila in stazione. Un'ora, raggiungo un altro sportellista e..."No, non serviva nulla.". Sono già a Napoli.
Espresso delle 22.20 da Milano, arrivo a Napoli alle 9.00 di giovedì. Salgo sul treno. Non parte. Mi affaccio dal finestrino. Cambio di locomotiva, rotta ancor prima della partenza (Marrakech Express). Ho capito:sono a Napoli centro. Viaggiamo nei favolosi scomparti da 6 sedili anni '50, in compagnia di un pakistano che a Lambrate ha unito i due sedili, si è coperto con una tovaglia cammellata e non è più riemerso fino all'arrivo. A firenze alle 4 di mattina è salita un'orda  di ultras napoletani (si era giocata Fiorentina-Napoli) che si sono messi a dormire sui porta-valigie in corridoio dopo aver tentato di distruggere il treno a caccia di romani!
Ecco Napoli. Anzi sono 2: quella contemporanea, ricamata da sacchi d'immondizia in ogni dove, e quella sotterranea greco-romana......ricamata da sacchi d'immondizia in ogni dove!..."La spazzatura qui sta sopra sotto e tutt'intorno" (la soluzione del comune è quella di schiacciare i sacchi neri stracolmi contro le pareti dei palazzi con l'ausilio di transenne del traffico). Sotto Napoli è scavata nel tufo un'altra città: un acquedotto greco-romano con cui la città prendeva acqua da Avellino, fino all'800. L'acqua è inquinata e neppure il Pozzaruolo (un omino che si calava sottoterra, a -40 metri, e con un retino da pesca afferrava più rifiuti possibili) ha potuto evitare l'espandersi di un' epidemia di colera... Le cisterne divengono quindi vere e proprie discariche, che i cittadini riempiono direttamente dai comodissimi pozzi-cassonetto. Durante la seconda guerra mondiale 20 mila cittadini per proteggersi dai bombardamenti, decidono di coprire i 5 metri d'altezza  che aveva raggiunto la spazzatura con sabbia e ghiaia, e di andarci a vivere. Tendopoli. Finita la guerra, gran parte degli abitanti sotterranei per evitare le fatiche di un trasloco, decide di fermarsi lì a vivere! QUESTA E' NAPOLI CON I SUOI ABITANTI!


L'ARTECARD, tessera vantaggiosissima per studenti che ti permette di entrare in tutti musei della città ( + Pompei, Ercolano, Paestum, Caserta) e di usufruire di tutti i mezzi di trasporto pubblico, sponsorizzata con enormi manifesti, non esiste(!!!!!!), i dipinti di Ercolano sono incisi dagli innamorati napoletani , alle 2 del pomeriggio ci sono sfilate di pigiami in tutte le vie più caratteristiche, piccoli mostri ti tirano bombette di maradona tra i piedi e piccoli maradona giocano  a pigliare a pallonate i leoni di piazza Plebiscito, riproducono con bomboletta sulle facciate delle chiese porte da calcio (a volte con rispettiva area-sagrato)in faccia a squadre di poliziotti in ferie.
Il nostro ostello era a Spaccanapoli(!)...


[...]
FINE PRIMA PARTE OBBLIGATA, POICHE' NON RACCONTANDO TUTTI I PARTICOLARI I SINGOLI EPISODI PERDEREBBERO TROPPO.
In questo periodo l'università è parecchio strana: non si vede più nessuno di conosciuto, il nostro gruppo s'è disperso in poltrona...ho iniziato un opzionale progettuale: sono in gruppo con una coreana di Seul (sembra un cartone animato), una francese graziosa,e due romani...

SALUTI BRESCIANI P...D...!




IRLANDA (15/06/2008 17:36)
(scrittura a due teste...la Fede mi sostiene)



LUNEDI’ 11 GIUGNO
Anche oggi la notte ha fatto la sua breve comparsa. La mattina è fresca e scattiamo in piedi nonostante le poche ore di sonno sul gobbone: la serata è stata una festa di arrivederci ai nostri quattro ospiti temporanei, ragazzi in Erasmus a Lisbona trasferitesi a Dublino per saltare al concerto dei Radiohead. Li ringraziamo per aver viaggiato in compagnia di una bottiglia di Porto squisito.
Carichiamo la macchina dell’Irish car rentals (un’Opel 1000 di cilindrata: 50 euri di carburante = 700 km di curve irlandesi!!) e via in direzione delle Wicklow Mountains, la prima tappa,  consapevoli della concentrazione continua a cui saremo sottoposti dal volante montato a destra ma super carichi per l’ormai prossima avventura in macchina (che è di gran lunga la tipologia di viaggio che più amiamo).
Il Sud-Est dell’Irlanda
A meno di un’ora di automobile da Dublino ci troviamo immersi nello scenario selvaggio delle Wicklow Mountains: zone impervie che offrirono nascondiglio agli irlandesi che si sono opposti nelle varie epoche al governo inglese. La zona si percorre sulla Military Road, costruita ai primi dell’800 proprio dagli inglesi nel corso di una campagna militare contro gli eroici ribelli irlandesi che qui si erano nascosti dopo un’insurrezione. Incontriamo le povere baracche usate un tempo dai soldati britannici, un’ “impetuosa” cascata, l’antico monastero di Glendalough nella “valle dei due laghi”, Roundwood che è il più alto villaggio d’Irlanda (ben 238 m sul livello del mare!!) e Vale of Clara, un abitato consistente di 2 case 1 chiesa e 1 scuola… il tutto condito dalla presenza di gruppi di scoiattoli, pecorelle e cervi in libertà. E noi ci godiamo ogni angolo di questa “giungla” riposando su pietre, prati sconfinati e rami d’albero giganti!
Si prosegue. Siamo a Kilkenny, la capitale medioevale del Paese. Non si può non visitare il pesante castello che domina il paesello; la pendenza dei giardini del suo parco ci trascina fino all’ingresso, eccitati acquistiamo il biglietto per la visita guidata all’interno. Per prima cosa “ci siedono” di fronte ad un televisore al plasma che riproduce un filmato sulla storia della fortezza; tutto fila liscio, fino al 1967: la città decide di ristrutturarla svuotandola completamente e ricostruendola da cima a fondo (pavimenti, soffitti, tende, sedie, mobili, sanitari….) per riportarla allo sfarzo ottocentesco. L’unico elemento originale rimasto, un grande camino in marmo di Carrara, si presentava ai nostri occhi con evidenti macchie della vernice utilizzata qualche giorno prima per dipingere la sala che ci ospitava!Due sono stati i momenti memorabili della visita: la guida domanda al gruppo”Secondo voi quanto c’è d’originale in questo castello?” e si risponde da sola”Meno del 10%” (evviva la sincerità!) e una caccia al tesoro, l’unico volume originale di una collezione privata di 1000 volumi…strabiliati, ci dirigiamo alla ricerca di un pub dove poterci rifocillare e seguire la prima partita della Nazionale. Ci siamo spostati in un altro locale a fine primo tempo, ma non è servito a nulla…così per scaricare un po’ di tensione, dopo aver ascoltato qualche brano live di una band irlandese, decido di rimettermi alla guida.

12 GIUGNO
Ci svegliamo nel parcheggio del Blarney castle, dopo la prima delle quattro notti trascorse in auto per risparmiare qualche soldo ( ma siamo sicuri che qui abbiano realmente sostituito l’antipatica sterlina??). La nostra attrezzatura comunque ( 2 enormi cuscini acquistati in Talbot Road per la modica cifra di 5 euri e 2 sacchi a pelo) ci ha permesso di non risentire troppo della miriade di spigoli che ogni automobile nasconde.
In questa fortezza c’è una leggendaria pietra che secondo la tradizione donerebbe l’eloquenza a chiunque la baci. Poiché si trova in un muro sotto le merlature del castello ( a 40 m d’altezza!), essa può essere baciata solo in posizione supina, sporgendo la testa oltre un parapetto. Così, con il semplice aiuto di un irlandese DOC che m’ha retto nell’impresa e dopo aver salito i 127 gradini fino alla torre di guardia, eccomi qui eloquente come non mai ( di sicuro più di Federica che, in preda ad un attacco di vertigini non s’è lanciata nel bacio aereo).


Breve visita alla continentale Cork, famosa per lo spirito indipendente dei suoi abitanti, percorrendo un lungo fiume incantevole e via veloci in una splendida giornata di sole verso i 3 laghi di Killarney, le cui acque offrono straordinari giochi di luce e colori. Durante una delle innumerevoli soste panoramiche, ci imbattiamo in una compagnia di rumeni che denudano la loro figlioletta e la “gettano” tra le acque gelide di uno dei laghi e in una coppia di vecchietti sognatori impegnati in un benefico pediluvio lacustre.
Salutiamo questi scenari extraterrestri dal punto più alto della zona, il Ladies’ View (così chiamato per lo stupore che la bellezza del luogo suscitò nelle dame di compagnia della regina Vittoria giunte in visita nel 1861), dopo aver schiacciato un riposino nel parco della Muckross House in compagnia di cavalli e carrozze per smaltire lo stress  a cui ci ha portato la ricerca del posto in una regione dove tutti i paeselli iniziano tutti con le lettere KI e finiscono tutti per KY!

                                                     
Ripartiamo.
Il Ring of Kerry è un celebre itinerario che si snoda intorno alla Iveragh Peninsula: paesaggi montani e coste oceaniche puntellate da piccoli villaggi di pescatori.
Valentia Island (il punto estremo di questo ring). Quella che ci attende rimarrà una delle esperienze più straordinarie ed uniche della nostra vita!
Il nostro obiettivo sono le Skelligs Islands, due scogli in oceano aperto raggiungibili solamente a bordo delle barchette dei pescatori locali (buffa razza!) da un piccolo paesino, Portmagee.
Così combattendo con il dialetto jurassico dei capitani coraggiosi, riusciamo ad ottenere due posti per l’escursione. Ora la buona riuscita dipende solamente dalle condizioni climatiche.

13 GIUGNO
La mattinata è grigia e piovosa, ma l’oceano è “tranquillo”…si parte!Da esperti lupi di mare decidiamo proprio in questa occasione di abbuffarci  per la prima volta con un irish breakfast: 2 uova fritte, del pudding (sanguinaccio), 3 salsicce, 1 pezzo di salame bollito, 1 pomodoro alla griglia, del bacon ai ferri e dei fagiolini in salsa ketchup ( tutto questo in un unico piatto rappresenta una porzione per una persona!).
Dal porticciolo salpano due pescherecci con a bordo una dozzina di persone in tutto. Saliti a bordo, ci vengono fornite delle tute da astronauti color giallo canarino per affrontare l’oceano.
L’Oceano. Trovarsi in oceano aperto su qualche asse di legno è un’emozione sublime: il colore scurissimo delle onde enormi che ti danno la sensazione di poterti inghiottire in qualsiasi momento!
Io e Federica stiamo in piedi sulla barchetta perché ci accorgiamo che così facendo si accusa meno l’incessante sali-scendi della navigazione.
Dopo 40 minuti, tutto d’un tratto dalla foschia salatissima compare la più selvaggia delle 2 isole, Little Skellig, uno scoglio di 7 ha completamente bianco…sarà forse neve??


Più ci avviciniamo e più l’irreale diviene reale: il colore dell’isola è dato dalla presenza di circa 25 mila coppie di sule (una specie di gabbiano) che popolano questo luogo che, protetto dalle sponde rocciose e dall’oceano, permette loro di riprodursi in completa libertà.Gli fanno compagnia delle tozze foche distese a pancia all’insù sui pochi scogli piatti presenti.
Appena il tempo di scambiere qualche occhiata di meraviglia con i compagni d’avventura e…emerge dalle acque una sorta di cattedrale di roccia, Skellig Michael: questo scoglio raggiunge l’altezza massima con un picco di 220m. Sulla sommità di quest’ultimo, raggiungibile per mezzo di una stupefacente scala scavata nella roccia 1000 anni fa ( affrontata in Clarks!) si trova un monastero della prima era cristiana. I monaci anacoreti stabilitisi a Skellig Michael nel VI secolo costruirono sei celle che ricalcano la tipologia delle case ad alveare e due oratori a forma di barca con pietra a secco. Rimango immobile per qualche istante di fronte alla perfezione di queste costruzioni e alle loro cupole rimaste perfettamente intatte nonostante l’età, 1400 anni!!!!, e il clima. Completamente autosufficienti, i monachelli barattavano uova e carne di foca con le barche di passaggio in cambio di cereali, utensili e pelli d’animale che servivano per produrre la pergamena sulla quale scrivevano i loro testi religiosi (!!!!!!!!).I pazzi resistettero sull’isola fino al XII secolo…per 600 anni!!!


Anche qui migliaia di uccelli ci spiano dai loro nidi.Buffissimi i puffini, piccoli pinguini dal becco coloratissimo.
A metà della sacra salita incontriamo una donna londinese lesbica di mezza età ( con la quale poi scambieremo qualche chiacchera divertentissima) che decide di tornare alla base dove ci ha lasciati il peschereccio perché colpita da un attacco di vertigini; che colpiscono anche noi, ma la potenza soprannaturale del sito in cima ci rapisce più d’ogni altra cosa e continuiamo imperterriti.
[…]


14 e 15 GIUGNO
L’Irlanda Occidentale
Qui ripercorro le tappe del mio viaggio di 8 anni fa in compagnia della mia sorella maggiore Marta. Limerick, Ennis (dove per raddrizzare le nostre schiene a sedile ci concediamo una notte in un Bed&Breakfast lussuosissimo), poi il Burren (spiagge di pietra piatta), le Cliffs of Moher (scogliere alte 200 m a picco sul mare), Galway ed infine Trim (quella del castello di Braveheart).
Troppi aneddoti e scoperte ancora da descrivere, come la merenda faccia a faccia con due vecchietti scozzesi in una casetta improvvisata locanda da una vecchina irlandese (che ci ha cucinato due sandwich della nonna!) a discorrere del trattato di Lisbona, dei loro figli, della vita nelle nostre rispettive Nazioni…l’incontro ravvicinato con uno spavaldo airone cenerino su una stradina di Galway e le mele rimasteci dal viaggio donate a quattro simpaticissimi asini punk sotto la rocca di Mel Gibson…fino alla riconsegna in aeroporto della macchina noleggiata in fretta e furia per correre al pub dai gnari che ci hanno adottato per la partita contro la Romania (altro no-comment secco!).

Dopo questa breve esperienza non posso che tirare le somme sulla capitale di quest’Isola:una città che purtroppo ha conservato pochissimo delle tradizioni e del calore e disponibilità della sua gente!Vabbè…
Non vedo l’ora di godermi il vero mare e clima estivo,
un abbraccio forte
chicco



IRLANDA BIS  (29/05/2008 21:19)



Irlanda, qualche gita al mare.
Mare del nord, grigio e freddo, pieno di conchiglie, pesce squisito, foche e pescherecci.
Siamo arrivati al porticciolo di Howth dopo una nottata di chiacchere, birra e pizza homemade a casa del fratello di Cami.
Vento fortissimo, i gabbiani a strillare sopra la baia. La foca è emersa dall'acqua scura.
Ci siamo guardati a lungo... noi e gl'occhi del mare del nord.

Sabato 24 maggio a Malahide, paesino sulla costa nord a 30 min di treno da Dublino.
Uscendo dalla stazione si arriva al parco. Nel Talbot botanic Garden il castello di Malahide circondato da un immenso pratino all'inglese.
Qui ci sdraiamo ad osservare giovani ed immacolate cresimande irlandesi intente a farsi immortalare da parenti o fotografi professionisti, cani di formato vitellino al pascolo, bambinetti   ciondolanti e pingui grappoli di turisti europei.
Attraversando un paio d'incroci e scendendo un pò si raggiunge la costa: il paese affaccia su un golfetto, sabbia, conchiglie, piccole dune.
I corvi sospesi in aria come legati al cielo con cordicelle invisbili, il mare in fondo arricciato come carta pesta, onde blu e bianche.

Giovedì lezione di disegno al Tinity college, nemmeno abbiamo fatto
tempo ad entrare che ci hanno già dato in mano (a me e alla Fede) fogli,
carboncini e matite.
Ci sediamo, s'avvicina alla Fede un vecchietto e le suggerisce gentilmente di andare a prendere qualche foglio in più.
Lei si alza, raccolglie un pò di fogli bianchi, si gira... ed eccolo, eccolo lì lo stesso amabile vecchietto audacemente denudato ed in posa plastica si rivela essere il nostro modello per le due ore seguenti.
Qualcuno riesce ad immaginarsi la mia espressione?


28 maggio, cielo d'Irlanda grigio, patina opaca ed appiccicosa di pioggerellina sottile che và e viene.

Dublino si rivela più difficile del previsto... più difficile del previsto trovare uno studio, un lavoretto, una bicicletta; ogni giorno che passa qui ogni cosa diventa sempre più costosa!


Ora mi trovo nella mia mini-stanza a scrivervi e friggere in una giornata di sole: ora qui il sole sorge alle 4 del mattino e tramonta alle 9.30 di sera.
Ieri ho incontrato il cugino Giacomo (che m’ ha portato notizie confortanti sulla salute di tutti voi – sprizzo di gioia nel venire a sapere di una nonna tirata a lucido dalla sua vacanza al mare!), fresco del suo arrivo in una città a lui sconosciuta: mi sono pervenuti macchina fotografica, un salame e un formaggio.. grazie di cuore!
Ho già in mente nei prossimi giorni di fare un’escursione al giorno dove sbizzarrirmi in mille fotografie e migliorare la lingua scrivendo una sorta di diario in inglese..
In questo periodo sono in contatto via mail con l’università di Barcellona per capire se esistono prospettive reali per continuare i miei studi lì.. qualche spiraglio sembra esserci, ora si tratta di capire in che anno verrei inserito..stringiamo le dita!


ULTIMO TANGO IRLANDESE  (03/07/2008 00:51)



DOMENICA 29 GIUGNO
Ci svegliamo molto presto, trascinandoci uno con l’altro in ogni singolo movimento per ridurre lo svantaggio, accumulato con una sveglia troppo posticipata, nei confronti dell’autobus diretto a Belfast.
Belfast: la città dove è stato costruito il celebre e sfortunato Titanic nel 1912 (allora la città possedeva il più grande cantiere navale del mondo), affiancata a nord-ovest da una catena di colline, tra le quali Cavehill, presumibilmente il luogo che ispirò il racconto dello scrittore Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver (si dice, infatti, che la collina gli ricordasse la sagoma di un gigante dormiente a guardia della città ), oltre naturalmente ad ospitare la scena dei principali conflitti di origine settaria fra cattolici e protestanti. Rimango sbigottito nello scoprire che in questa guerra trentennale(in totale oltre 1.500 persone furono uccise per violenza politica e religiosa in città tra il 1969 ed il 2001) verso la fine degli anni ottanta la capacità militare dell’IRA aumentò notevolmente grazie al sostegno della Libia di Muammar Gheddafi che inviò in Irlanda almeno 4 navi cariche di armamenti moderni…Gheddafi??!!!
Arrivati in città ci dirigiamo subito in quei luoghi maledetti. Sono i murales realizzati sulle case dei quartieri che riflettono l’appartenenza politica e religiosa delle due comunità. Prima percorriamo la Falls Road nella parte cattolica: i temi principali qui sono l'Irlanda unita, l'esercito repubblicano irlandese e il folklore e la lingua irlandese.


Ci spingiamo all’interno del quartiere: l’atmosfera, fatta eccezione per la quasi totale desolazione, ci pare tranquilla così lo percorriamo lentamente zigzagando tra le piccole stradine. Scatto velocemente (per il senso di rispetto che mi colpisce quasi inconsciamente) delle foto e non mi accorgo che un uomo sulla cinquantina, ricoperto di cicatrici da testa a piedi, si avvicina zoppicando. Mi irrigidisco, ingiustificatamente, poiché lo stravagante personaggio voleva semplicemente indicarci la zona dei murales più significativi. Così, ringraziandolo, seguiamo le sue indicazioni e ci dirigiamo in direzione nord; disseminati in ogni angolo i colori arancio-bianco-verde e le targhe in ricordo degli eroi morti per l’unità della Nazione, ma più il tempo passa più ci rendiamo conto che ci ritroviamo sempre nello stesso luogo: la vecchia barriera eretta durante il periodo del conflitto funziona ancora perfettamente e ci respinge silenziosa, proibendoci di entrare nella zona protestante. Così siamo costretti a tornare verso il centro città (percorrendo qualche chilometro) per aggirare l’ostacolo. Affamati, cogliamo così l’occasione per concederci una pausa ristoratrice. La scelta ricade sul Crow, un pub che risale al 1880: le piastrelle della facciata, gli interni decorati con vetri colorati, marmi e mosaici, i separè di legno (veri e propri salottini in pieno locale con ingresso privato dove abbiamo azzannato in completa solitudine qualche pezzo di carne e verdura) di fronte al lungo bancone con ancora le lampade a gas originali “perfettamente” funzionanti ci fanno sentire due amanti segreti in epoca vittoriana. Ci voleva proprio! (Non posso tralasciare come sia stato possibile godere di questo pasto: una ragazza della città, alla nostra richiesta di indicazioni circa la strada del pub, ha deciso senza se e senza ma di accompagnarci sul, o meglio, nel posto che si trovava esattamente all’estremo opposto rispetto al luogo in cui ci trovavamo – un altro punto a favore dell’immensa e sbalorditiva accoglienza di questo popolo di isolani!).
La Shankill Road è interamente abitata da protestanti e i murales riflettono la fedeltà di parte degli abitanti alla corona britannica o il sostegno a gruppi paramilitari protestanti.


Qui l’atmosfera è più severa: ogni abitazione ha una bandiera inglese affissa all’esterno, un alto muro di cinta con filo spinato di fronte all’ingresso principale, gli spazi aperti dei quartieri privi d’ogni attività (l’unica zona comune è una scuola che assomiglia ad un rifugio antiatomico), i campi da gioco, i parchi giochi recintati come fossero vere e proprie aree militari. Tutto questo mentre i moltissimi soldati e generali ritratti sulle facciate ceche delle case sembrano tenerti sottotiro in ogni istante.




Ci inoltriamo comunque, piano piano. Una musica da parata militare si avvicina, ci fermiamo ad aspettare: pochi minuti ed ecco di fronte a noi tre bande in divisa che rullano sui tamburi motivi da battaglia, seguiti da buffi individui con cappello in velluto, baffi e barba elaborati, farsetto e scarpe con marcate fenditure (il perfetto lord inglese!!!).
Quando poi torneremo a casa leggeremo che Belfast, oggi, è oramai una città tranquilla fatta eccezione per il periodo estivo in cui nei quartieri protestanti si svolgono parate in ricordo dei caduti nel conflitto civile…………………..OLE’!
Sopravvissuti, ci dirigiamo sul lungo fiume per riacquistare un po’ di serenità e goderci la splendida giornata di sole. Nei pressi, ci ritroviamo in una splendida piazza di getti d’acqua, rampe per skaters e giochi futuristici…una favola!E’ forse questo ciò che manca a Dublino: una piazza dove la gente si ritrova in allegria senza per forza ricorrere alle pinte-su-pinte al pub.



Percorriamo qualcuno dei numerosi e moderni ponti sul fiume, prima di dirigerci verso il pullman che ci ricondurrà a casa per trascorrere gli ultimi giorni di vita irlandese.
Saluti bresciani!
chicco
 
                                                 


G. Apollinaire:“Venezia, la città anfibia, umida, VULVA d'Europa”!


(24 gennaio 2009)
Sabato, classico giorno di mercato del pesce. Scorgo tra i banchi di verdura una bassa colonna di porfido.. mi documento: è stata portata a Venezia dalla città di Acri nel 1291. La scaletta che porta alla sua sommità e che serviva agli araldi per leggere le condanne e la lista dei cittadini messi al bando è sostenuta da una statua curva che per la sua inconsueta posizione fu chiamata dai veneziani il “Gobbo”. Durante il Medioevo i ladri erano condannati a correre nudi da San Marco a Rialto tra due file di popolo che menava frustate. La colonna del Gobbo era il traguardo e costituiva la fine del tormento, raggiunta la colonna, i delinquenti abbracciavano e baciavano la statua.. lo faccio anch'io, perchè un po' delinquente mi sento (la mia natura bresciana lo presuppone). A metà del '500 poi si appendevano alla colonna poesie satiriche e libelli contro il degenerare dei costumi del clero e dello Stato (a questo sto ancora lavorando!).. compro dei gamberi -che ancora si muovono- dell'Adriatico, o del Canal Grande, che sempre Adriatico è!
Mi dirigo verso casa per gustarmeli e cosa succede.. vedo per la prima volta aperto il portone di un palazzo, in fondo a una piccola calle, che mi ha sempre incuriosito e che faccio?Mi ci butto.. grande riapertura del Palazzo Grimani, dopo un restauro durato 27 anni ( poi capirò anche il perchè di cotanto tempo dato che l'hanno rifatto completamente da cima a fondo, un restauro sul modello irlandese).. un ragazzo poco + grande di noi -una delle guide- ci si affeziona all'istante, ci prende sottobraccio e ci trascina all'interno nonostante non avessimo un appuntamento, requisito che dalle prime battute sembrava fondamentale per valicare l'ingresso.. ci spiega che una visita guidata è appena iniziata, che potevamo aggiungerci al gruppo e se ci fossimo stufati, saremmo potuti fuggire nuovamente da lui così che ci avrebbe accompagnati in un giro molto + veloce e informale tra le stanze della reggia. Naturalmente, trascorsi dieci minuti o giù di lì la nostra resistenza tra coppie di vecchi turisti esaurisce; così, dopo una lunga pausa imbambolato di fronte alle anime dannate raffigurate in tre quadri strepitosi ( L'ascesa all'Empireo, La caduta dei dannati e L'inferno) di Bosch gettati in una stanza alla “non te l'aspetteresti mai”, fischio alla Fede e si torna dall'Amico capellone. Non l'avessi mai fatto. Più che per illustrare le meraviglie del palazzo, credo che avesse scelto il ruolo di guida per farsi degli amici. Così, dopo averci elencato in fretta gli aneddoti legati alle vicende del Doge Marino G., l'ormai ex padrone di casa, al quale è legata una storia di fantasmi a suo dire ultra spaventosa ( Nei pressi del Ponte di Rialto, e più precisamente in Campiello del Remer, affacciandosi sulla riva lungo il Canal Grande si potrebbe assistere ad una scena agghiacciante: il corpo che affiora dall’acqua di Fosco Loredan, e la testa di sua moglie Elena.La vicenda si è svolta nel 1598: protagonisti di questa storia il doge di Venezia Marino Grimani ( zio della vittima), la nipote Elena e suo marito Fosco (uomo assai geloso). Una sera mentre il doge passeggiava per la città, sentì una donna gridare, era inseguita da un uomo armato di spada; la donna fuggiva verso Campiello del Remer. Il Grimani intervenne, e raggiunti i due, riconobbe la nipote e il marito di questa. Fosco giustificò il suo gesto dicendo che Elena lo aveva tradito.La donna si difese sostenendo che la sua gelosia era infondata, dato che l’uomo di cui era geloso, era semplicemente suo cugino. Anche se la situazione sembrò acquietarsi, ad un tratto Fosco si scagliò contro la moglie e la decapitò; si rivolse al doge chiedendogli quale dovesse essere il suo castigo.Grimani gli rispose che doveva recarsi a Roma dal Papa per avere l’assoluzione, ma doveva portare con sé il cadavere della moglie e la testa. Arrivato a Roma il pontefice non volle neppure riceverlo, Fosco ritornò a Venezia e recatosi nel luogo dove aveva commesso quell’atroce delitto si gettò nel Canal Grande. E’ da allora che il corpo di Fosco riemerge, tenendo tra le mani la testa di Elena…) ci descrive l'intera sua vita, il suo suo modo di dipingere che lo colloca nella cerchia dei “Brunelleschiani”e il suo grande sogno: collezionista di antichi strumenti musicali, ha impiegato questi ultimi anni nel disegno (prospettico) giorno e notte di un allestimento di una sua mostra dove poter esporre le sue cetre e mandolini. Finalmente, dopo tre interminabili ore, ci ridirigiamo lentamente verso Il Portone -maledetto!- e dopo baci e abbracci si possono finalmente accendere i fornelli di casa e gustarci i frutti del mercato.
Vi abbraccio tutti cùmpà!!! E vi lascio omaggiandovi con alcuni versi di un poeta veneziano ( scovato tra gli scaffali della libreria dell'amico dei Ragazzi della Scighera ), Giorgio Baffo, poeta libertino vissuto a Venezia nel XVIII secolo, grande amico di Casanova:

DEDICA
Mi dedico ste mie composizion
Ai omeni e alle donne morbinose,
A quelli veramente che le cose
I varda per il verso che xe bon.

Sotto le metto alla so protezion,
Acciò che dalle teste scrupolose,
Come persone tutte spiritose,
I le difenda colla so rason;

Che i diga, che qua drento no ghe xe
né critiche, né offese alle persone;
Che de Dio no se ne parla, né dei re,

Ma sol de cose belle, allegre e bone,
Cose deliciosissime, cioè
De bocche, tette, culi, cazzi e mone.