AL VOSTRO SERVIZIO

Sicuramente vi sarà capitato, almeno una volta nella vita in una particolare situazione, di desiderare o necessitare di una strada, un ponte...una casa!Da oggi il servizio della P.I.A. è disponibile in ogni momento per realizzare i vostri desideri, le vostre necessità creando all'istante, in qualsiasi luogo vi troviate, l'oggetto architettonico che più fa al caso vostro.

giovedì 14 ottobre 2010

L'ARCHITETTO SOVIETICO (...NON PER SCELTA) SERDIUK


(Martedì 12 ottobre 2010)
Oggi ho fatto uno degli incontri più incredibili e interessanti della mia vita...ancora non ci credo, ma ho avuto la fortuna di intervistare un vecchietto ottantacinquennne che lavorò per conto (ordine, scusate) del Balgarska Kumunisticeska Partija (BCP) per quindici anni, come controllore della qualità dei progetti.
Siamo seduti al bar della "Casa degli architetti bulgari"situata nel centro della città di Varna, cuore logistico dell'Ordine. Sorseggiando un caffè allungato, in compagnia di Orlen (lo studente che si è offerto di darmi una mano nella mia ricerca) e del magister, inizia così il racconto...
"Lavoravo per la T.P.O., la grande e unica impresa edilizia che operò per il Regime dagli anni '60 fino alla fine degli anni '80. Eravamo un gruppo di 450 persone, divise in 4 macro-gruppi: eravamo tutti lavoratori specializzati: architetti, urbanisti, tecnici, impiantisti...questa è stata la cosa più bella che io ricordo. Lavorare in un team così numeroso, dove ognuno portava la sua esperienza e competenza rappresentava un momento comunitario di sraordinaria importanza in un periodo in cui il Regime controllava ogni individuo ed ogni sua scelta. Varna cambiò la sua popolazione in soli vent'anni da 100.000 abitanti a 300.000 (dal'68 all'89 circa). La nuova pianificazione urbanistica che prevedeva la costruzione di 4 giganteschi quartieri residenziali nacque dal volere del Partito di dare, di punto in bianco, un'immagine completamente nuova, industriale e proiettata verso il futuro dellà città. Quindi costruita da segni che mostrassero una frattura evidente con la città precedente: le grandi cooperative agricole della tradizione, che davano lavoro alle persone che vivevano nei vari villaggi delle campagne, furono distrutte e fu deciso di costruire un gigantesco polo industriale a sud-ovest della città che ospitasse più di 100.000 lavoratori. Ma dove mettere tutte queste persone? Ecco nascere come funghi Mladost e Vladislav Varnenchik, due quartieri costruiti con la sola intenzione di dare dimora ai nuovi workers. Poi era prevista la costruzione di una futuristica monorotaia che avrebbe dovuto trasportare quotidianamente le 100.000 "unità" lungo il percorso di 50 km che connetteva le residenze alle fabbriche. Prevista...mai costruita! Così i poveretti dovettero arrangiarsi con mezzi propri (e vi lascio immaginare le situazione che si venne a creare...).
I metodi di costruzione dei blocchi residenziali erano 4, legati alle 4 diverse misure dei pannelli prefabbricati in cemento che le componevano. Tutti prodotti da una grande e unica (anche in questo caso) industria situata a nord della città. Gli architetti si lamentarono più volte contro la limitata possibilità progettuale impostagli da questo sistema costruttivo...infatti la fabbrica produceva pezzi numerati che quindi avevano un'unica collocazione possibile nell'andare a comporre il blocco residenziale. Ma non ci fu nulla da fare...non erano quindi gli architetti, ma il governo a decidere come dovessero essere costruite le case (costruite su modello dei blocchi residenziali della Germania dell'Est; però lì gli architetti avevano a disposizione un numero elevatissimo di pannelli di misure differenti e, quindi, molte più libertà). Gli architetti e i tecnici si limitavano a dirigere i cantieri e a controllare che le cose fossero fatte secondo le linee guida volute dal Partito.
Per ogni quartiere residenziale erano previsti poi la costruzione di una scuola, un ospedale, campetti da gioco per i bambini... questi furono realizzati solo in parte, poichè durante la loro costruzione prevista in un secondo momento rispetto alle abitazioni, crollò il governo Comunista (1989) e la città entrò in un periodo di caos organizzativo ed economico...
Erano previsti spazi comunitari all'interno dei blocchi residenziali? No, solo un unico grande edificio, un Club, uno dei simboli di spicco dell'architettura sovietica.
Al piano terra dei blocchi c'erano 2 rifugi antiatomici, i vani impianti e una celletta per famiglia utilizzata come deposito per vivande e legna da ardere per l'inverno." [...]
Dopo tre ore e mezza di conversazione (causa anche il calar della sera e l'impossibilità da parte del vecchietto di distinguere visivamente i particolari sulle piante degli edifici che ci stava mostrando - nonostante fosse fornito di due paia di occhiali efficientissimi) abbiamo deciso di salutarci... dopo averci promesso un altro incontro ed essersi messo a disposizione per essere immortalato in uno scatto fotografico, ha indossato il suo cappellino da teenager (in stile Garatti; chi lo conosce lo sa!) ed è scomparso tra la vegetazione selvaggia che qui mangia ogni cosa...

Salutoni!

(Di seguito alcuni disegni degli anni '80 - eseguiti dall'architetto Nadia Stamatova- che rappresentano un tentativo di modificare le facciate rompendone la staticità e il concetto di standardizzazione).

 
 

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