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Aprì loro la porta della stanza numero nove, sulla quale stava scritto: "Anonimo. Anarchico. Inventore di mestieri..."Furono accolti da un omino di età indeterminata, calvo con occhiali spessi sotto le grosse sopracciglia nere, che si mordicchiava le labbra sottili e agitava dita pallide, quasi azzurrine, macchiate di nicotina. Le pareti della stanza erano nascoste da pile di libri che andavano dal pavimento al soffitto. Le enciclopedie fungevano da sedie. Anche il tavolo era fatto di libri, come quello che doveva essere il letto.
"Salve fratelli russi. Nella vostra patria un tempo profonda ora è in gestazione il nuovo errore mondiale: la verità imbavagliata da un potere centripeto che detta rapporti di obbedienza verticale... Per buona sorte voi, patria della storia, siete capitati in ottima compagnia e da questo momento appartenete alla nostra fratellanza anarchica. Ma intendiamoci bene..."
Alessandro e Teresa, con i capelli ritti e i piedi gelati, ascoltavano quel personaggio stravagante, perduto in un quartiere miserabile di Santiago del Cile, l'ultimo recesso del mondo, perorare nel russo più raffinato che avessero mai sentito. Di politica non sapevano niente... Quando disse "intendiamoci bene", tentarono di dissimulare l'espressione asinina spalancando gli occhi e sollevando con l'indice il padiglione auricolare.
"Noi non siamo di quegli anarchici che si ribellano contro Dio, la Scienza e lo stato. Nulla di tutto questo. Siffatta lotta procura al povero solo un diluvio di legnate e pallottole... lo stato, e attraverso di esso il capitale, qualunque forma assuma, ha già vinto la battaglia per due o tre secoli. Non potrà cambiare il corso dell'Era Industriale. I vermi hanno cominciato a mangiarsi il formaggio e nessuno potrà fermarli. La produzione non cesserà fino alla completa rovina del pianeta. Pochi sopravviveranno. In un futuro prossimo i poveri avranno forse vestiti migliori, case e cibo, ma saranno sempre poveri, vale a dire sempre più indebitati col potere, e se anche avranno smesso di pagare col sangue e coi polmoni, daranno comunque in cambio il loro riso e anche la loro intelligenza. Il povero diventerà un idiota benestante e serio. Conclusione evidente? L'importante è sopravvivere! Che il crollo della società non distrugga anche noi... Ma seddetevi, vi spiegherò meglio...".
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"Noi, manodopera, invece di continuare a essere sfruttati dai ricchi, dobbiamo scoprire come sfruttarli a nostra volta, naturalmente senza derubarli. No, no.Dobbiamo agire dove loro non possono nè sanno farlo. Questa non è una soluzione per la maggioranza, ma solo per pochi pidocchi di talento. Il maiale deve mangiare rifiuti per far carne. I pidocchi, senza sporcarsi, succhiano il sangue del maiale. Bene, quando si arrostisce il maiale, si bruciano anche i parassiti... perchè sono stupidi. Avrebbero potuto saltar via in tempo e passare sulla testa dei macellai. Ma veniamo al punto: il potere non è cretivo, e i ricchi si annoiano. Possiedono tutto tranne che loro stessi. Ed è logico. Per trovare se stessi bisogna lasciare tutto, e loro al contrario si stanno appropriando di tutto. Chiaro?"
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"Chiunque abbia un mestiere conosciuto, calzolaio, panettiere, minatore, carpentiere, pittore, orologiaio, medico, ingegnere, eccetera, è una preda dello stato, che lo sfrutta fino a succhiargli il midollo. Fare un mestiere normale significa perdere la libertà. Bisogna fare mestieri sconosciuti, che non abbiano a che vedere con la vita materiale, ma che producano stati di coscienza. Dobbiamo creare nuovi bisogni ai ricchi. Per fare questo non ci serve altra materia prima che la fantasia. Il maiale è abile ma stupido. Della sua stupidità potremmo vivere finchè non giungerà all'autodistruzione. Fate visita per favore ai miei coinquilini, ho dato loro nuove attività. Con esse potranno sopravvivere a qualsiasi crollo dell'economia mondiale. Queste crisi colpiscono solo i poveri e i capitalisti minori. I pochi grndi, l'èlite, non perdono il potere, cioè non perdono niente. Il maiale attraversa la crisi baldanzoso e pimpante. I miei discepoli, in questi momenti bui, si aggrappano più che mai alle sue setole..."
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Il saltimbanco portò Teresa e Alessandro in giro per la casa, presentandoli ai membri della Società dei Liberi Fratelli. Conobbero il "Disinfestatore di specchi", il "professore di invisibilità", il "Biologo fantastico, inventore di corpi", il "Pagliaccio funerario" e molti altri [...]
erano almeno riusciti a capire cosa faceva il "Domatore di nei". Era un uomo tarchiato, bruno, che emanava un forte odore di vino come tutti gli altri gojim che abitavano in quella casa. Era in compagnia di una donna sdentata e di otto bambini piccolissimi che correvano serafici nell'unica stanza. Il domatore suonava un tamburello e sbarrando gli occhi che avevano uno strano luccichio ordinava al neo di spostarsi. In effetti molte signore desideravano avere il neo accanto alla commessura delle labbra, o sulla guancia, o fra i seni o anche in posti più segreti. All'incauta cliente si assicurava che, dando tempo al tempo, la macchia si sarebbe spostata, millimetro per millimetro, fino a posizionarsi nel punto desiderato. Ovviamente il tamburello, lo sguardo brillante e gli ordini ipnotici del domatore non bastavano. La cliente doveva anche pregare con fede. In capo ad alcune sedute le si garantiva che il neo si era già mosso di qualche millimetro. Se la signora si stancava per il gran numero di sedute richiesto e cominciava a lamentarsi per la lentezza dei progressi, il domatore si stringeva nelle spalle come se l'avessero offeso a morte, e rispondeva che la colpa non era sua ma delle preghiere senza fede... E se ne andava in cerca di un'altra vittima. Non mancava mai una dama ingenua grazie alla quale sfamare la prole... A volte, molto raramente, i nei si spostavano davvero.
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Per cinque anni Alessandro fece il calzolaio [...]
Respinse la proposta dell'Anarchico e non addolcì vuoti nè corresse ombre, ma gli propose invece di svolgere la sua missione calzaturiera in maniera ben diversa dal solito, ossia confezionando scarpe su misura al servizio non solo dei piedi ma anche dell'anima. E senza un prezzo fisso. "Che ogni cliente paghi ciò che vuole e che può. Questo lo costringerà ad un esame di coscienza, a scegliere tra dare il minimo, il giusto o il massimo, il che gli servirà a conoscere se stesso". All'Anarchico piacquero tali idee e insignì mio nonno del titolo di Calzaturologo.
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